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Industria 4.0: il paradigma della quarta rivoluzione industriale

Si legge Industria 4.0, si legge innovazione. Riprendiamo sulle righe del nostro blog, l’argomento più cool nel settore industriale dell’ultimo periodo. Sulla genesi della quarta rivoluzione industriale ne abbiamo parlato ampiamente, in quest’articolo, discutiamo dei primi effetti e delle prime distorsioni sul mercato del lavoro. Entrato a pieno regime a inizio 2017, il piano nazionale, che favorisce uno sviluppo tecnologico trasversale, a oggi, sembra occuparsi maggiormente degli investimenti “nel digitale” che sulla formazione degli addetti che dovrebbero utilizzarlo.

Il Piano del governo e gli incentivi

La vera e propria rivoluzione dell’Industria 4.0 riguarda gli sgravi fiscali che le imprese possono utilizzare: si passa dagli incentivi sull’ammortamento a quelli sull’acquisto di macchine, al credito d’imposta al 50 per cento e così via. Gli ordinativi dell’industria dell’innovazione sono aumentati di oltre 10 per cento e tutto ciò sta spingendo verso l’alto anche gli outlook sulla crescita economica italiana.

Ogni cambiamento, però, ha un suo rovescio della medaglia. Se non si vuole far crescere “cattedrali tecnologiche nel deserto” occorre investire anche (e soprattutto ndr) nella formazione. Una cultura digitale in Italia, ma anche in Europa, è possibile grazie alla creazione di addetti dell’Industria 4.0. Figure professionali ben formate per la quarta rivoluzione industriale in corso.

Il parere dell’Osservatorio sulle competenze digitali

Nella recente edizione dell’osservatorio sulle competenze digitali che raccoglie i dati anche del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è rilevata la necessità di diffondere le skill digitali.

La scuola, la primaria fonte di formazione, al momento, non soddisfa la crescente domanda di soggetti formati per l’Industria 4.0. Se si pone l’attenzione sulle competenze informatiche, i nuovi manager della quarta rivoluzione industriale, sono dei Project Manager senza alcuna competenza specifica. C’è un fabbisogno di competenze fondamentali e strategiche in campo digitale che il mercato non riesce a recuperare. La crescita degli ordinativi nel digitale non sta subendo dall’altra parte un altrettanto imponente aumento di addetti, manager e specialisti del settore.

Industria 4.0: un problema tutto Italiano

L’assenza o la mancanza di figure specifiche nell’Industria 4.0 è un caso tutto italiano. Come al solito le aziende del bel paese sono dei follower di un mercato in continua evoluzione. Prendiamo dei casi di successo. Ibm, Volkswagen e General Electric su oltre 6mila assunzioni hanno avviato un processo di formazione per la quasi la totalità degli addetti. Formazione mirata su cognitive computing, sui big data, sul coding

Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe, sin da subito inserire nei programmi scolastici degli istituti tecnici ma anche nei piani universitari la materia “Industria 4.0”. A oggi sono pochi anche i master e i corsi privati sul tema. Una vera apocalisse.

La formazione in Industria 4.0 è un problema serio. Un problema che deve arrivare sui tavoli che contano per evitare un collasso industriale italiano. E’ necessario mettersi al passo con i grandi della Terra. Investire in formazione è la chiave del successo.

Come alcuni studiosi hanno dimostrato, “l’investimento in formazione, paga il massimo interesse”.

La quarta rivoluzione industriale arriverà anche nel settore della formazione? La speranza è che questo diventi realtà. O no?

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Writer, Finance, Creative.

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